TolenoDesign*Blog

15 Jul, 2010

Come ridurre l’ego a un direttore creativo.

Posted by: admin In: Lesson


Prendete un direttore creativo e ditegli che il cliente tal dei tali non lo vuole più in presentazione, che lo trova borioso e arrogante. Attenzione: questo non scalfirà per niente il suo ego, anzi, come reazione produrrà una risatina beffarda e un commento del tipo “l’ho sempre detto che non capisce un cazzo!”, ma la vostra affermazione ha la funzione di esca, perché l’unico sistema efficace per disintegrare un ego robusto come quello di un direttore creativo è quello di mettere in atto una manovra accerchiante.

Subito dopo, dite al direttore creativo che il cliente tal dei tali ha anche detto che l’ultima campagna che lui ha fatto si è rivelata come una delle più fallimentari per il suo brand. Attendete che il direttore creativo si giustifichi dicendo che non si può sempre dare la colpa alla creatività, che le vendite dipendono da diversi fattori come la distribuzione, il prezzo e il packaging. Lasciatelo spiegare, dopodiché ribattete con finta naturalezza che lo stesso prodotto l’anno prima, con lo stesso prezzo e la stessa identica distribuzione, vendeva il 20% in più. Precisate il fatto che l’anno prima non era nemmeno in campagna.

Importante: non aspettate che il direttore creativo si giustifichi ulteriormente: incalzatelo dicendogli che la sua campagna è stata testata e che ha ottenuto uno dei gradimenti più bassi nella storia della pubblicità. A questo punto fatelo sbollire: affermerà che non solo il cliente non capisce un cazzo, ma che neanche le persone normali, e cioè gli odiati consumatori, non capiscono un cazzo. Aspettatelo al varco. Quando dirà, “meno male che al mondo ci sono anche le persone intelligenti!”, domandategli: “a chi ti riferisci? Agli addetti ai lavori?” Aspettate che risponda affermativamente, poi prendetelo in contropiede. Rendetelo edotto del fatto che è appena uscita la shortlist di Cannes e la campagna di cui state parlando, purtroppo (sottolineate il termine purtroppo), non è entrata. Ditegli che a dire il vero non è entrato in shortlist nessun lavoro dell’agenzia. Ricordategli, en passant, che sono 5 anni che nessuno dei lavori dell’agenzia entra in shortlist a Cannes, da quando, guarda caso, lui è stato nominato direttore creativo lì dentro. Dopodichè elencategli, distrattamente, i premi e i riconoscimenti che lui non ha ricevuto nell’ultimo anno: Eurobest, Epica, Adci…

Quando per difendersi reclamerà per sé successi quali Mediastar, Key Award, o peggio ancora, Targhe Bellavista, fate una pausa piena d’enfasi e guardatelo negli occhi. Allora si renderà conto di ciò che ha appena detto e non potrà fare a meno di mettersi a piangere. Da questo momento in poi ce l’avete in pugno, non vi resta che finirlo. Fingetevi compassionevoli, abbracciatelo, cullatelo e ditegli che non importa. Non importa se la sua creatività è scarsa, che le capacità umane sono più importanti di quelle professionali (lo metterete in ginocchio). Ditegli che non importa se in giro ci sono almeno dieci direttori creativi più giovani di lui che godono di maggior prestigio di lui e che guadagnano molto più di lui (è al tappeto). Ditegli che non importa se ha sprecato le buone occasioni che ha avuto, come quella volta che ha proposto alla Procter&Gamble registi surreali come i Traktor. Che non importa se queste grandi opportunità non torneranno mai più (knock down). Insomma, se sarete scrupolosi nell’applicare queste tecniche, anche l’ego più grande può essere ridotto alle dimensioni di quelle di un visualizer. Inoltre, il direttore creativo che subirà questo trattamento sarà vittima di una repentina regressione: diventerà così mansueto e insicuro da chiedere lui stesso, dal giorno dopo, lavori umili come la scrittura dei testi della brochure di Stannah (le poltrone-ascensore per la deambulazione degli anziani). (mizioblog)

02 Jul, 2010

Buon compleanno Toleno

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BUON COMPLEANNO TOLENO

24 Jun, 2010

Come seviziare uno stagista

Posted by: admin In: Lesson


Prendete uno stagista da una delle migliori scuole di comunicazione di Milano, possibilmente sceglietene uno che non sia originario di Milano (sempre che l’agenzia abbia sede a Milano; sennò la provenienza non conta: la cosa importante è che debba spendere soldi al di sopra delle sue possibilità per mantenersi).

Se siete in un’agenza che non ha la possibilità di fare lavori particolarmente creativi, scegliete uno stagista bravo, se invece siete in un’agenzia che gode di prestigio creativo, sceglietene uno privo di talento (tanto gli farete fare solo le fotocopie).

Durante il colloquio mettetelo subito in soggezione, fategli capire che è già fortunato a lavorare in pubblicità, figuriamoci il culo che ha per essere entrato in un’agenzia come la vostra. Ditegli subito che non guadagnerà niente, e che non avrà neppure un rimborso spese. Se non risponde immediatamente: “era proprio quello che mi aspettavo, ma non pensi che lavorare gratis intaccherà il mio entusiasmo”, mostrategli la testa rimpicciolita sotto spirito che avete comprato da un finto indigeno durante il viaggio che avete fatto in amazzonia. Ditegli che è un copy junior che ha osato chiedere in amministrazione un rimborso spese dopo che lo avevate mandato a comprare con i suoi soldi 55 barattoli di Spray Mount. Se lo stagista è un tipo timido, introverso, datelo in pasto come assistente a uno dei creativi più stronzi dell’agenzia. In caso di stagista donna è consigliabile un art  senior misogino, in caso di stagista uomo, invece, potrebbe andare bene la copy senior gay o quella che è stata appena lasciata dal marito e odia tutto il genere maschile. Iniziatelo subito al nonnismo: mandatelo a fare le commissioni più inutili e degradanti (riportare le tazzine di caffè al bar, pagare le bollette del telefono), passategli lavori che non abbiano alcuna implicazione intellettuale come fare le fotocopie, gli scontorni e le ricerche di immagini su internet. L’assuefazione del cervello di uno stagista, infatti, è uno degli obiettivi che un buon seviziatore d’agenzia deve perseguire. Ma se vedete che l’umore dello stagista cala troppo rapidamente, stimolatelo con una falsa prospettiva. Una delle techiche più efficaci si chiama THE BIG OPPORTUNITY. E cioè: individuate il progetto più noioso e insulso che ci sia in agenzia al momento e passateglielo, confezionandolo però come se fosse la cosa più interessante al mondo, e come se dall’esito di quel lavoro dipendessero le sorti dell’agenzia o, ancora meglio, della sua carriera. Una motivazione ancora più valida potrebbe essere quella di far intravedere allo stagista la possibilità di vincere qualche premio in qualche categoria assurda (typography in un flyer) o addirittura inventata (Posology: miglior testo per un foglietto illustrativo di medicinale). Importante: per evitare che lo stagista subdori il trucco, non possono essergli sottoposte più di tre BIG OPPORTUNITY (3 saranno sufficienti per tenere il suo morale abbastanza alto per tutto lo stage). Un altro metodo per stimolare lo stagista ed evitare che cada in depressione, è THE TRAP. Quando in agenzia capita una gara o un progetto importante, cioè, dite allo stagista che se vuole può presentare anche lui delle idee. Vedrete che ne sarà entusiasta. Freddate subito la sua gioia con delle minacce appropriate: ditegli che se per pensare alle idee trascurerà tutto il lavoro degradante che gli passate quotidianamente, verrà retrocesso alla reception. Fategli quindi fare due settimane di intenso lavoro (giorno e notte, sabato e domenica), poi alla presentazione interna cassategli tutte le proposte. Giustificatevi dicendo che quelle dei suoi colleghi più anziani sono più giuste, e che d’altronde non potrebbe essere altrimenti: l’esperienza a qualcosa serve! Da qui in poi, inizia la parte più sofisticata di THE TRAP. Ditegli che siccome lo avete coinvolto nel progetto, non può esimersi dal darsi da fare per la presentazione, anche se le proposte sono di altri creativi. Commissionategli i lavori più umili: stampare, ritagliare, incollare. Il giorno prima della presentazione fategli fare veramente tardi in ufficio e, prima di lasciarlo tornare a casa, assicuratevi che abbia perso l’ultimo metro. Rifiutategli i soldi per il taxi, trovando una scusa banale e insostenibile. Vedrete che il ritorno a casa, naturalmente in una zona depressa  di Milano perché non ha i soldi per mantenersi in un quartiere decente, avrà delle conseguenze. Se lo stagista è di sesso maschile probabilmente sarà aggredito e accoltellato, se la stagista invece sarà di sesso femminile verrà semplicemente stuprata. L’indomani, ancor prima che lo stagista possa raccontarvi le tristi vicissitudini della sera prima (in modo che ignorandole non possiate essere accusati di insensibilità o, nella peggiore delle ipotesi, corriate il rischio di sentirvi in colpa), comunicategli che lo stage è finito e che l’agenzia non ha nessuna intenzione di rinnovarglielo, né tantomeno di assumerlo. Dategli una pacca sulla spalla, sorridetegli, e rincuoratelo dicendogli che comunque con il nome della vostra agenzia in curriculum non avrà problemi a trovarsi un altro posto. Magari in stage. Dopodichè alzate il telefono, chiamate una delle migliori scuole di comunicazione di Milano e ripetete dal principio la trafila dello stagista. (mizioblog)

22 Jun, 2010

Cos’è la Creatività?

Posted by: admin In: Lesson


La creatività
è uno stile di pensiero che si esprime in processi mentali caratteristici. Procede essenzialmente per associazioni tra idee, concetti, fatti, e dà origine a idee e concetti nuovi, invenzioni, scoperte: insomma, a risultati tanto originali quanto efficaci.
L’intuizione che la creatività sia uno stile di pensiero, che deriva da un altrettanto specifico atteggiamento mentale e comportamentale, nasce agli inizi del Novecento. I primi studi importanti sul fenomeno risalgono agli anni ‘20.

Non è semplice dare una definizione sintetica e non riduttiva della creatività: la capacità di produrre pensiero creativo, come quella di comunicare o di apprendere, è una metacompetenza, cioè un’abilità trasversale, che può essere applicata a campi diversi (arti, scienze, tecnologia, impresa…). La stessa creatività che consente ai singoli individui di sviluppare e mettere a frutto una quantità di capacità specifiche ha permesso all’umanità di progredire conquistando conoscenze, producendo cultura e praticando attività sempre più complesse.

Il verbo italiano creare, di derivazione latina, appare nel 1276 (De Mauro) o nel 1294 (Cortelazzo Zolli). I verbi latini creare e crescere condividono la radice KAR, che si ritrova nel sanscrito KAR- OTI (creare, fare) e KAR-TR (colui che fa, creatore), nel greco KRAINO (creo, produco, compio), KRANTOR e KREION (dominatore, e propriamente colui che fa, che crea) e KRONOS (il creatore, padre di Giove). Il significato si estende anche a fare dal nulla, generare, formare, istituire, allevare, educare, ammaestrare, formare.
Il sostantivo italiano creatività viene per la prima volta registrato nel 1951. Il termine creativo (inteso come aggettivo) risale al 1406. Il medesimo termine appare come sostantivo a partire dal 1970, riferito a chi produce annunci pubblicitari. Oggi viene impiegato più estesamente per definire diverse professionalità.

Mentre il senso proprio di creatività implica, insieme, originalità ed efficacia, l’uso comune tende a etichettare come “creativi” pensieri o comportamenti semplicemente diversi, strani, bizzarri o trasgressivi, sovrastimandone la componente di novità e originalità, e sottostimando o ignorando del tutto la necessità che pensieri e comportamenti, per potersi davvero definire creativi, debbano essere anche efficaci e appropriati. Di recente, l’aggettivo creativo è stato sarcasticamente impiegato per etichettare in senso negativo soluzioni tanto spettacolari e pirotecniche quanto discutibili (es: finanza creativa).
Per tracciare per sommi capi il perimetro della creatività, e per capirne i confini, può essere sufficiente partire da un paio di buone definizioni da dizionario.

18 Jun, 2010

Only

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18 Jun, 2010

Finding Nemo 2

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Oggi voglio condividere con voi un aspetto spesso sottovalutato da un Freelance ovvero la Reputazione Online.
La reputazione online è fondamentale per chi lavora sul web in quanto tutto quello che si può trovate online fa parte della nostra reputazione.
Cosa rappresenta la tua reputazione online?

Alcune persone non sanno gestire la propria reputazione in quanto loro stessi non sanno cosa sia sul web.
Non sto parlando solo del blog o sito web, ma molto di più.
Tutto ciò che esiste online su di te è la tua immagine online, la tua immagine riflette sulla tua reputazione.

Ecco alcuni esempi:

  • Le immagini (fonti: google, flickr, facebook e altri social media)
  • Video (fonti: YouTube e tutti altri Video Sharing)
  • Articoli che parlando di te
  • Commenti che lasci in giro sui Social Media
  • Le immagini di te che pubblicano i tuoi amici
  • Email pubblicate a terzi

Questi sono solo alcuni delle fonti in cui la tua reputazione online si forma.

Ne basta solo uno di questi non consono e la tua reputazione potrebbe essere macchiata per sempre.

Perchè la tua reputazione online è importante?
Siamo consapevoli che andando avanti nel tempo oltre a fare recruitment in modo tradizionale, le società saranno pronte a spostare la loro ricerca sul web e social media. La ricerca di potenziali collaboratori potrebbe avvenire tramite social media o altri servizi simili. Inoltre ogni nostra attività sul web potrebbe essere intercettata dal nostro capo, colleghi o potenziali clienti. Se le informazioni sono positive la nostra reputazione sarà premiata, viceversa verremo penalizzati senza saperlo.
Come gestire la propria reputazione online?
E’ noto che per grandi personaggi esistono delle società che retribuite hanno il compito di pulire la reputazione online, facendo risultare il proprio cliente un agnelinno.
Ma noi comuni mortali come facciamo? La risposta più semplice è quella di essere noi stessi a pensarci.
Dobbiamo pensare prima di scrivere, condividere o taggare qualcosa, ongi informazione poco gradevole su di noi potrebbe penalizzarci. Per quanto riguarda le fonti esterne ogni tanto una ricerca del nostro brand sui social media o sui motori di ricerca non fa mai male.
Una delle regole generali è quella di pensare prima di agire da professionisti.
(JuliusDesign)

31 May, 2010

My Profile FB

Posted by: admin In: ...dal mio cell

31 May, 2010

S.Maria Maggiore

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30 May, 2010

Light Night

Posted by: admin In: Arts| Photo

Light Night

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